mercoledì 29 aprile 2015

Quest'anima nomade...

Eh niente, mi è stato chiesto di raccontare la mia storia e non vi nascondo l'emozione che provo in questo momento. Non è mai facile parlare di se, almeno non lo è per me e per questo motivo ci ho impiegato una vita a scrivere quest'articolo.
La mia non è molto diversa dalla storia di tanti altri "Italian expat" di questo sciagurato periodo storico, ma forse una differenza c'è, io la voglia di lasciare l'Italia l'ho sempre avuta e sapevo che prima o poi questa mia anima nomade avrebbe assunto il controllo dei miei passi.
Dunque la mia storia inizia in una cittadina del sud Italia, Barletta, un paese prevalentemente agricolo della Puglia con il grande privilegio di una costa che si affaccia sul mar adriatico, privilegio sfruttato malissimo, ma terra ricca di storia e tradizioni folcloristiche radicate. 
La mia passione per i viaggi l'ho ereditata dai miei genitori, con loro fin da piccola non perdevamo occasione di andar su e giù per l'Italia, e più viaggiavamo più cresceva in me la voglia di spingermi oltre, di superare il confine, la mia curiosità cresceva e con se la lista dei luoghi dove sarei voluta andare.
A 25 anni mi sono laureata in infermieristica in un paese in cui tutti urlavano alla crisi ma nessuno muoveva un dito per affrontarla, con il mio ragazzo siamo partiti per una vacanza in Olanda, il mio primo viaggio all'estero, credo che sia stato qui, in questo preciso periodo della mia vita che qualcosa sia cambiato... Ad Amsterdam mi si è materializzata d'avanti agli occhi una realtà di cui avevo solo letto sui miei numerosissimi libri, città a misura d'uomo, mezzi di trasporto pubblico efficientissimi, piste ciclabili continuative che permettono di muoversi in bici da un paese all'altro senza rischiare la pelle (nel mio paese è un utopia anche solo attraversare la città in bici, il traffico e la confusione regnano sovrani) e la lista potrebbe durare ancora molto, ma  soprattutto ho visto veri studi infermieristici con ambulatori attrezzatissimi e questo mi ha davvero illuminata, così sono tornata in patria con un progetto, un sogno da realizzare, "il primo ambulatorio infermieristico della mia zona".
Con la mia collega, nonché amica, abbiamo unito le forze e fondato la nostra società, l'obbiettivo era una struttura fisica dove il paziente potesse rivolgersi per ogni esigenza, dall'educazione sanitaria ad ogni tipo di assistenza infermieristica, un progetto mirato al supporto della sanità pubblica carente in detto settore e con le assunzioni bloccate da anni; abbiamo realizzato questo sogno da sole, un bel sogno durato un anno, prima di capire realmente che la prima cosa che bisogna cambiare in Italia è la mentalità, dunque abbiamo chiuso la nostra attività, nello stesso periodo anche il mio ragazzo che mandava avanti l'azienda di famiglia ha chiuso i battenti. 
A questo punto il nostro unico desiderio era lasciare l'Italia, il nostro paese e i nostri affetti per cercare di realizzare altrove la nostra felicità. Inizialmente abbiamo preso in considerazione diversi paesi, ma il primo amore non si scorda e così la scelta giusta è stata l'Olanda, a Den Haag, siamo stati accolti e catturati dall'ammaliante bellezza di Scheveningen, passeggiato lungo la costa del mar del nord, in pochi passi burocratici anche i documenti erano in ordine e con tanta fortuna abbiamo trovato la nostra prima casa qui in Olanda, la prima di una lunga serie, perché in Olanda trovare una soluzione abitativa stabile (almeno all'inizio) non è semplicissimo, noi abbiamo fatto cinque traslochi in cinque mesi, e ora siamo a Kwintsheul un affascinante paesino poco fuori Den Haag.
Com'è vivere all'estero? beh sicuramente la partenza non è semplicissima, soprattutto se si parte senza la certezza di un lavoro, ma fuori dall'Italia conosci la vita vera, nessuno ti regala nulla come è giusto che sia e nessuno ti passa d'avanti grazie a qualche raccomandazione. Inizialmente i sacrifici sono tanti, bisogna avere la voglia di reinventarsi, per esempio io non svolgo la mia professione qui (per via della lingua) però lavoro in maniera serena e studio olandese perché è molto importante per la carriera conoscerlo bene, ma una volta ingranata la marcia tutto fila liscio, l'importante è rispettare la cultura del paese ospitante, non si vive bene in nessun luogo se si pretende di portare il pensiero Italiano in un altro paese.
Cosa mi ha insegnato questa esperienza? Bè il più grande insegnamento che questo paese e i suoi abitanti mi hanno trasmesso è sicuramente la calma, io sono di natura una persona nervosa e impaziente, qui ho imparato che la calma e il tempo possiedono un valore inestimabile, gli olandesi vivono meglio, cavalcando la filosofia del relax, quando si è sereni con gli altri e con l'ambiente tutto funziona alla perfezione.

Si spesso mi chiedono quando tornerò in Italia, ma non è la mia massima aspirazione ora, piuttosto mi mancano i miei cari, spero di poterli presto ospitare e mostrare loro i luoghi che vivo, ma i miei obiettivi ora sono altri, proseguire gli studi di specializzazione qui, imparare bene l'olandese, creare la mia carriera e ovviamente continuare a viaggiare, tutto ciò che verrà di diverso sarà come sempre un dono. 

3 commenti:

  1. quando sono andata a vivere all'estero per la prima volta non da studente ma addirittura convivendo col mio allora fidanzato, deen hag e i paesini li intorno erano la nostra scappata del weekend (di solito c'era piu sole li che a brux :-) per cui ho un ricordo romanticissimo delle dune di sabbia, del vento, degli acquiloni e dei gamberoni alla griglia sulla spiaggia :-)
    piacere di conoscerti!

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    1. Hai ragione Valentina, sono posti davvero magici :) mi fa piacere conoscerti, vivi ancora in Olanda??

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  2. Ciao. Bel post che capisco e condivido non perché io personalmente abbia fatto codesta esperienza ma perché mio nipote prima e mio figlio poi hanno cercato altrove, fuori dall'Italia una vita. Mio nipote (sono la zia) vive e lavora ad Amsterdam ha famiglia e una figlia nata da poco, Sono andata a trovarlo ed è verissimo che si sta bene lassù e che c'è un'altra filosofia di vita. Mio figlio lavora qui a Firenze ma la sua fidanzata è di Barcellona e si trasferirà là appena sarà possibile. Anche in Spagna si vive bene meglio che da noi, nonostante che non ci sia molta ricchezza ma le persone sono più positive che qui e quindi, coraggio, vivi la tua vita!

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