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mercoledì 13 gennaio 2016

Rientri e ricordi...

Lunedì mattina la sveglia suona puntuale alle 5:00 apro gli occhi e ancora mi sorprendo di essere a casa, nessun suono dalle altre stanze, niente profumo di caffè, devo alzarmi e preparare la colazione, non c'è più la mamma del mio compagno a coccolarmi con la sua dolcezza... 

Oggi si torna al lavoro e mi rendo conto che ci separano 2000 km dalle persone che amiamo, le nostre famiglie, le vacanze sono finite è il momento di riprendere la marcia della nostra vita.

Tra le strade di Den Haag si gela e anche se sono quasi le otto è ancora buio pesto, metto gli auricolari e lascio partire la musica, eros canta "ci parliamo da grandi" cavolo adoro questa canzone e non posso che pensare al mio papà, mi raggomitolo sul sedile del tram e chiudo gli occhi per impedire alle lacrime che trattengo da due giorni di uscire...


" Vale una vita quest'istante segreto che piega tutti e due che di un silenzio fa un saluto 
e da una fa due vie, tu vai, tu corri io sto, tu chiedi io do, siamo grandi o no?! "


La mente vola indietro di qualche giorno e ci rivedo seduti a un tavolino lungo il porto di Trani, io lui e un aperitivo clandestino...
È stata la prima occasione di parlare tra noi senza un monitor che ci divida dopo oltre un anno, abbiamo parlato dei miei progetti, gli ho raccontato di come vivo e dei miei nuovi equilibri, lui mi ha posto solo una domanda guardandomi negli occhi " sei felice? " al mio sonoro SI ho scorto un bagliore di orgoglio nel suo sguardo e le preoccupazioni di un intero anno si sono sciolte nel mare  di fronte a noi, mischiandosi con la pioggia.

In dieci giorni trascorsi in Puglia abbiamo macinato kilometri su kilometri in macchina parlando di tutto dal lavoro alla politica, passando dalla sociologia all'economia... 
Adoro parlare con lui senza barriere, senza filtri e anche se a malincuore devo ringraziare le inaffidabili ferrovie regionali se ho potuto trascorrere questo tempo in macchina con lui anziché raggiungerlo in treno da Trani a Barletta. 


Ripenso agli ultimi dieci giorni in cui ho respirato e vissuto famiglia, giocato con i miei nipoti e stritolato di abbracci le amiche di sempre quelle che " lontano dagli occhi i cuori restano saldamente incollati ".
Forse ora questa lacrima posso lasciarla andare, ma solo una, piena di amore, quello che scaturisce dalla gioia di trovare invariato il legame delle mie vere radici, le radici del cuore.


" Gemeentemuseum " annuncia la voce femminile dagli altoparlanti del tram, salto in piedi è la mia fermata...
Anzi no è la mia nuova partenza, si torna al lavoro, alla mia vita e ai miei progetti, inizia un nuovo anno e mentre corro per raggiungere i miei obiettivi penso al prossimo aereo, al prossimo incontro e perché no? alla prossima partenza, perché ce n'è sempre una ed è giusto così, è giusto seguire la propria strada ed è a questo che sono stata educata.


" C'è un cammino che è l'unica scelta che domani farai, ci parliamo da grandi stavolta 
sei pronta allora vai... "


lunedì 6 luglio 2015

Passo dopo passo



L'evoluzione umana è un processo fisiologico inarrestabile, ma non semplice da accettare per chi ha sempre conosciuto un unica sfumatura del tuo essere.
Per tutta la vita ho vissuto in un contesto sociale mentalmente castrante e senza sfumature, la vita di paese è così, tutti giudicano tutto e se senti di non appartenere a tutto ciò hai solo due scelte: diventare invisibile o scappare a gambe levate il più lontano possibile senza mai voltarti indietro. Io ho fatto entrambe le cose, per anni mi sono nascosta, ho nascosto il mio essere e i miei desideri dietro un velo di comportamenti e scelte preconfezionati e accettati dai canoni sociali e alla fine non sapevo più quali erano i miei sogni, non che non ne avessi, ma semplicemente non li ricordavo più, mi ero nascosta così bene e tanto a lungo da non riuscire più a guardarmi dentro, come se quella società avesse portato via pezzi di me un po' per volta e tanto piccoli da non accorgermene; questa fase della mia evoluzione si può chiamare "presa di coscienza". 

Cosa puoi fare quando ti rendi conto di non stare bene in un luogo, quando sopravvivi annaspando anziché vivere?? Io ho fatto le valigie e salutato tutti, sono stata fortunata perché ho accanto un uomo che non ha avuto la minima esitazione a condividere la mia voglia di andare e così da quel giorno di otto mesi fa è iniziato un altro step della mia personale evoluzione, uno step che mi piace definire "rinascita". 
Ho iniziato a parlare una nuova lingua (a volte più di una), ho imparato a non avere abitudini e a godere di ciò che la vita ha da offrirmi giorno per giorno, ho ricominciato a sentire me stessa e inizialmente è stato come un uragano di emozioni che mi si è schiantato addosso, improvvisamente ero di nuovo una ragazzina e per la prima volta ero libera di capire cosa volevo davvero fare da grande. Ho trovato subito un lavoretto che mi permettesse di pagare le spese e che mi lasciasse anche abbastanza libera per fare ciò che mi piace, camminare in spiaggia o perdermi tra vicoli antichi, scrivere e raccontare le mie sensazioni le mie percezioni più per me stessa che per gli altri, fermare un istante per sempre in una fotografia, riabilitarmi a sentire le mie emozioni, imparare a non aver più paura dei miei desideri ma a lavorare con passione per trasformarli in realtà. 
Tutto questo può sembrare idilliaco, ma comporta come ogni cosa la sua buona dose di difficoltà; questo perché per quanto si possa scappare lontano si resta sempre legati a persone affetti che si preoccupano per noi e che non conoscendo la nostra attuale realtà non riescono a capirla e non riescono più a capire chi si trovano all'altro capo del telefono con tutte le preoccupazioni che ne conseguono... Questa fase la chiamerei "discernenza" ossia quella capacità che sto ancora apprendendo, di saper distinguere le mie ansie da quelle delle persone che amo in modo da analizzarle singolarmente e distinguere le ansie irrazionali, per poterle eliminare dai miei pensieri, da quelle fondate e dunque da affrontare. 

Tutto questo è accaduto nei soli primi otto mesi della mia vita all'estero e sta ancora accadendo, continuo il mio cammino di evoluzione passo dopo passo con un idea più precisa di dove sto andando e con la consapevolezza che ad ogni passo sarò una persona diversa, con più esperienze, errori, vittorie e spero saggezza, porterò sempre con me le mie origini e i miei valori e lascerò sempre uno spiraglio aperto agli eventuali cambi di rotta perché fanno parte delle sfumature di una vita che non può essere vissuta solo in bianco e nero. 

venerdì 15 maggio 2015

Picnic al Japanse tuin

Da quando vivo in Olanda l'ho sempre visto fare, anche in pieno inverno, ma la mia scarsa tolleranza al freddo mi ha sempre impedito di imitare i temerari Ducci.
Ora che la primavera ha deciso di degnare anche noi col suo calore, io e il santo che mi sopporta ci siamo preparati un buon lunch box e via direzione Clingendael per un picnic sull'erba...
Perché proprio il Clingendael?
Semplicemente perché bisognava pur cominciare da uno visto lo sconsiderato numero di parchi e boschi presenti in questo paese, e poi perché al suo interno è custodito un meraviglioso giardino giapponese che viene aperto solo due mesi l'anno, in maggio appunto e in ottobre.

Il Japanse tuin fu realizzato alla fine dell'ottocento per desiderio della baronessa Lady Daisy, stimatrice della cultura orientale spesso in viaggio verso le amate mete nipponiche. 
E come darle torto? La serenità e l'armonia che si respirano in questo giardino permettono di sentirsi tutt'uno con la natura e in perfetto equilibrio con la terra e gli alberi dai sottili fusti che si intrecciano tra loro in una regale danza. 
Energia positiva allo stato puro, per chi come me si sente più spirituale che religiosa, è stata un'emozione unica fermarsi a meditare ai piedi di Buddha, attraversare i ruscelli sui caratteristici ponti rossi e annusare il profumo dei fiori dai colori vivaci.

Il bosco circostante è davvero immenso e abitato da tantissimi animali da fattoria, un connubio perfetto tra natura e civiltà in cui gli olandesi sono maestri. 

Come al solito le mie riflessioni mi portano a pormi domande esistenziali come:
Perché non è possibile avere tutto ciò in Italia? 
Io credo che il nostro bel paese non sia ancora pronto a tornare alla terra imparando a sfruttare la combinazione di natura e tecnologia in maniera sostenibile.
Qual'è la vostra opinione? Come sempre sarà un piacere ascoltare la vostra voce attraverso i commenti. Nel frattempo non mi resta altro da fare che raccomandarvi una visita al Clingendael qualora vi trovaste nei pressi di Den Haag perché ne vale davvero la pena e per maggiori info vi allego il sito ufficiale:

Una valanga di abbracci a tutti voi e alla prossima ;)  

mercoledì 29 aprile 2015

Quest'anima nomade...

Eh niente, mi è stato chiesto di raccontare la mia storia e non vi nascondo l'emozione che provo in questo momento. Non è mai facile parlare di se, almeno non lo è per me e per questo motivo ci ho impiegato una vita a scrivere quest'articolo.
La mia non è molto diversa dalla storia di tanti altri "Italian expat" di questo sciagurato periodo storico, ma forse una differenza c'è, io la voglia di lasciare l'Italia l'ho sempre avuta e sapevo che prima o poi questa mia anima nomade avrebbe assunto il controllo dei miei passi.
Dunque la mia storia inizia in una cittadina del sud Italia, Barletta, un paese prevalentemente agricolo della Puglia con il grande privilegio di una costa che si affaccia sul mar adriatico, privilegio sfruttato malissimo, ma terra ricca di storia e tradizioni folcloristiche radicate. 
La mia passione per i viaggi l'ho ereditata dai miei genitori, con loro fin da piccola non perdevamo occasione di andar su e giù per l'Italia, e più viaggiavamo più cresceva in me la voglia di spingermi oltre, di superare il confine, la mia curiosità cresceva e con se la lista dei luoghi dove sarei voluta andare.
A 25 anni mi sono laureata in infermieristica in un paese in cui tutti urlavano alla crisi ma nessuno muoveva un dito per affrontarla, con il mio ragazzo siamo partiti per una vacanza in Olanda, il mio primo viaggio all'estero, credo che sia stato qui, in questo preciso periodo della mia vita che qualcosa sia cambiato... Ad Amsterdam mi si è materializzata d'avanti agli occhi una realtà di cui avevo solo letto sui miei numerosissimi libri, città a misura d'uomo, mezzi di trasporto pubblico efficientissimi, piste ciclabili continuative che permettono di muoversi in bici da un paese all'altro senza rischiare la pelle (nel mio paese è un utopia anche solo attraversare la città in bici, il traffico e la confusione regnano sovrani) e la lista potrebbe durare ancora molto, ma  soprattutto ho visto veri studi infermieristici con ambulatori attrezzatissimi e questo mi ha davvero illuminata, così sono tornata in patria con un progetto, un sogno da realizzare, "il primo ambulatorio infermieristico della mia zona".
Con la mia collega, nonché amica, abbiamo unito le forze e fondato la nostra società, l'obbiettivo era una struttura fisica dove il paziente potesse rivolgersi per ogni esigenza, dall'educazione sanitaria ad ogni tipo di assistenza infermieristica, un progetto mirato al supporto della sanità pubblica carente in detto settore e con le assunzioni bloccate da anni; abbiamo realizzato questo sogno da sole, un bel sogno durato un anno, prima di capire realmente che la prima cosa che bisogna cambiare in Italia è la mentalità, dunque abbiamo chiuso la nostra attività, nello stesso periodo anche il mio ragazzo che mandava avanti l'azienda di famiglia ha chiuso i battenti. 
A questo punto il nostro unico desiderio era lasciare l'Italia, il nostro paese e i nostri affetti per cercare di realizzare altrove la nostra felicità. Inizialmente abbiamo preso in considerazione diversi paesi, ma il primo amore non si scorda e così la scelta giusta è stata l'Olanda, a Den Haag, siamo stati accolti e catturati dall'ammaliante bellezza di Scheveningen, passeggiato lungo la costa del mar del nord, in pochi passi burocratici anche i documenti erano in ordine e con tanta fortuna abbiamo trovato la nostra prima casa qui in Olanda, la prima di una lunga serie, perché in Olanda trovare una soluzione abitativa stabile (almeno all'inizio) non è semplicissimo, noi abbiamo fatto cinque traslochi in cinque mesi, e ora siamo a Kwintsheul un affascinante paesino poco fuori Den Haag.
Com'è vivere all'estero? beh sicuramente la partenza non è semplicissima, soprattutto se si parte senza la certezza di un lavoro, ma fuori dall'Italia conosci la vita vera, nessuno ti regala nulla come è giusto che sia e nessuno ti passa d'avanti grazie a qualche raccomandazione. Inizialmente i sacrifici sono tanti, bisogna avere la voglia di reinventarsi, per esempio io non svolgo la mia professione qui (per via della lingua) però lavoro in maniera serena e studio olandese perché è molto importante per la carriera conoscerlo bene, ma una volta ingranata la marcia tutto fila liscio, l'importante è rispettare la cultura del paese ospitante, non si vive bene in nessun luogo se si pretende di portare il pensiero Italiano in un altro paese.
Cosa mi ha insegnato questa esperienza? Bè il più grande insegnamento che questo paese e i suoi abitanti mi hanno trasmesso è sicuramente la calma, io sono di natura una persona nervosa e impaziente, qui ho imparato che la calma e il tempo possiedono un valore inestimabile, gli olandesi vivono meglio, cavalcando la filosofia del relax, quando si è sereni con gli altri e con l'ambiente tutto funziona alla perfezione.

Si spesso mi chiedono quando tornerò in Italia, ma non è la mia massima aspirazione ora, piuttosto mi mancano i miei cari, spero di poterli presto ospitare e mostrare loro i luoghi che vivo, ma i miei obiettivi ora sono altri, proseguire gli studi di specializzazione qui, imparare bene l'olandese, creare la mia carriera e ovviamente continuare a viaggiare, tutto ciò che verrà di diverso sarà come sempre un dono. 

giovedì 12 marzo 2015

Holiday house

Si lo so è passato un po' di tempo, ma vi racconterò tutto di queste pazzesche, ultime due settimane...
Dunque quando mi hanno detto che avrei avuto due settimane di vacanza dal lavoro, lo ammetto, non ne sono stata entusiasta, poi elaborando la cosa dentro di me ho pensato che avrei avuto più tempo da dedicare alla ricerca della casa, organizzare l'imminente trasloco (con tutto ciò che in quattro mesi si può accumulare)  e a tante altre attività che sono rimaste solo nella mia testa.
Il primo giorno sono stata svegliata molto presto da una fastidiosa quantomeno insolita  sensazione di caldo (strano per una che generalmente ha la stessa temperatura dei polaretti) e bene si, è arrivata anche quest'anno l'influenza e nel mio primo giorno di vacanza!!! 
Passano così i primi cinque giorni tra febbre, tisane calde, miele arance e paracetamolo, mentre anche la TV mi abbandona mettendo in pausa i miei due programmi preferiti per due settimane... Cosa resta da fare? Divano, coperta, IPad alla mano e continuiamo con la spasmodica ricerca di una casetta (casetta? Wow è un parolone... A noi basta un mini appartamento) le richieste dei proprietari delle case prese in considerazione sono a dir poco allucinanti, ma noi siamo cazzutissimi anche con la febbre e non ci arrendiamo.

Una settimana dopo è di nuovo Lunedì, ma non uno qualunque, è il mio compleanno, ma sopratutto abbiamo un posto dove andare, alla fine la ricerca si è dimostrata più insidiosa del previsto e abbiamo ripiegato sulle "very lovely holiday house" nessun anticipo da capogiro, consumi inclusi, niente esose "real estate agencies" (agenzie immobiliari) con i loro costi di mediazione, insomma un ottima soluzione per arginare i tempi della ricerca che sembrano prolungarsi; I festeggiamenti del il mio compleanno si sono conclusi con il tradizionale soffio della candelina, una sola perché il mio uomo è un gentleman, mentre la torta è stata sostituita da un hamburger pollo e tacchino, se tutto fosse stato racchiuso nei canoni della normalità non sarebbe stato il mio compleanno.

Finalmente è arrivato il tanto atteso giovedì del trasloco, non ci si rende mai conto di quanta roba si accumula finché non si deve traslocare, così armati di spirito expat e dopo una colazione da super eroi, abbiamo affrontato questo allegro trasferimento in tram e bici, con la pelosetta che dal suo trasportino non ha smesso un attimo di  miagolare e tremare mentre io la rassicuravo promettendole intere scatole di salamini e ricordandole lo spirito di squadra (intanto nel tram qualcuno avrà pensato sicuramente che fossi del tutto fuori di testa). Scene a dir poco esilaranti, per un totale di sette viaggi in tram e tre in bici... I due bagagli a mano con i quali siamo arrivati si sono, più o meno magicamente, trasformati in quattro valige stracolme, due valigioni di cartone (in memoria degli expat del novecento) più la pelosetta con tutto il suo corredo al seguito.
Nel weekend ci siamo dedicati solo al relax e Domenica per onorare la festa della donna, dopo colazione e coccole a letto, abbiamo deciso di uscire per una pedalata attraversando quasi tutta Den Haag, ci siamo ritrovati nel mezzo di una maratona in uno dei tantissimi parchi, poi attraverso le bellissime vie dello shopping (indossando gli indispensabili paraocchi) in direzione Zuiderpark per ammirare i primi segnali della primavera e gli animali che abitano il parco, programmino allettante non portato a termine per colpa di una ruota forata... Quindi, siamo tornati a casa in tram, mentre io avrei solo voluto urlare e abbiamo concluso la giornata nel calore rassicurante delle quattro mura domestiche. 
Con l'inizio della nuova settimana ho ripreso a lavorare passando dal part time al full time, devo dire che è stato un po' come tornare in palestra dopo l'estate, ma la gioia di tornare a casa la sera stanca ma soddisfatta non ha prezzo, poi il ritrovarsi a cena e raccontarsi le proprie giornate era una cosa che mi mancava, quei piccoli piaceri della vita che spesso diamo per scontato ma che scontati proprio non sono. Ora ci prepariamo al prossimo tour, new week new holiday house ;) 

martedì 17 febbraio 2015

Bagagli culturali

Sono volati quattro mesi da quando siamo atterrati a Den Haag e mi sembra incredibile che siamo quasi al secondo trasloco, entrambi alle prese con i nostri primi lavori, la ricerca della nuova casa e il tempo che cerchiamo di ritagliare per noi, per i nuovi amici, e per le video chiamate con gli affetti lontani, corriamo come palline di un flipper mentre la pelosetta cerca di starci dietro rincorrendo il suo gomitolo. 
Siamo felici, perché cominciamo a sentirci parte di una comunità che si muove con noi, il senso di oppressione da staticità che mi perseguitava in Italia l'ho decisamente lasciato nella patria natia.
È davvero incredibile la quantità di gente che abbiamo incontrato, sfiorato, conosciuto e con cui ci siamo confrontati, gli olandesi sono un popolo dalla cortesia innata e con orari che a me sembrano very comfortable ;) abbiamo conosciuto expat come noi, appena arrivati ognuno dal proprio paese carichi di determinazione e voglia di cominciare un nuovo percorso, qualcuno più spaventato e un po' smarrito, altri con più esperienza e già perfettamente integrati, ognuno col proprio bagaglio di emozioni, esperienza e cultura.
Eh già quel bagaglio in cui ognuno sceglie cosa mettere e cosa lasciare... 
Perché generalmente quando si cambia paese, le vecchie abitudini andrebbero lasciate nel passato, per prepararsi a nuovi ritmi e nuove abitudini con la mente aperta verso un paese che avrà proprie norme abitudini ed essenzialmente una visione differente.
Però diciamocelo l'italiano verace è passionale, a certe abitudini a certi modi d'essere lui ci è affezionato e non ci sta proprio a lasciarle a casa.
Innanzitutto bisogna chiarire che esistono Italiani e italiani, non a caso l'iniziale maiuscola nel primo caso. 
Gli Italiani sono quelli che quando ti incontrano si fermano a fare conoscenza, sono cordiali e disposti a chiarire ogni tuo dubbio legittimo da neo expat, e ti riempiono di link e consigli di ogni genere, dal supermercato più conveniente a dove trovare i migliori prodotti per la cucina italiana, orientale o Suriname (che tra l'altro io ho scoperto qui e me ne sono innamorata) conoscono gli uffici ai quali devi rivolgerti per fare questo e quello e sanno indicarti dove assaggiare i migliori piatti tipici olandesi; sono anche ragazzi come noi, appena arrivati, con cui far fronte comune e condividere le ambite informazioni nonché le rispettive esperienze, dall'affitto di una camera o un appartamento ai primi  colloqui per cercare un qualche lavoro, perché poco importa all'inizio se devi reinventarti, o fare qualche passo indietro in termini di carriera, la massima aspirazione è riuscire ad entrare nel mondo del lavoro, incosciente del fatto che stai per avere a che fare con gli altri italiani quelli con la i minuscola, ve li ricordate? 
Questi sono molto più negativi e generalmente hanno una lista chilometrica di difetti circa il paese  che li ospita, vivono lontano dall'Italia da diversi anni, ma non sono mai riusciti ad integrarsi e si sorprendono se esprimi il desiderio di imparare l'olandese (che tra l'altro io trovo sia una lingua davvero affascinante ed essenziale se si decide di stabilirsi in Olanda e si vuole entrare nel vero mondo del lavoro) per loro non c'è niente meglio dell'Italia, magari ti offriranno un lavoro nel proprio ristorante, si solitamente sono gestori di ristoranti, ma non è una regola, ovviamente a nero con orari assurdi e rigorosamente sottopagati, ti chiedono il curriculum e dopo ti chiedono perché l'hai presentato in inglese, credo, semplicemente, che vivono male la propria condizione di expat, facendo così, vivere male anche chi gli sta intorno.
Riflettendo su queste storie, ascoltate e vissute, non riesco a capire come si può scappare da un paese come il nostro in cui non è rimasto molto da salvare, di cui tutti si lamentano e che spesso scaturisce in noi sentimenti contrastanti di amore e odio, senza cambiare un po', insomma si cerca la propria strada all'estero sperando che i sacrifici che si faranno non resteranno vani e poi si continua a vivere commettendo gli stessi errori che hanno contribuito a distruggere il paese da cui scappiamo?
Insomma nel proprio bagaglio ognuno mette se stesso nel bene e nel male, forse per vivere tutti meglio  un espatrio bisognerebbe solo imparare a preparare per bene i propri "bagagli", certamente quattro mesi sono pochi per avere un idea chiara, e questa è solo la teoria che si sta formando in me, vedremo se col passare del tempo troverà fondamenta o resterà solo un idea sbagliata di una ragazza all'inizio di un nuovo cammino con tanta carica dentro. 

sabato 31 gennaio 2015

Ognuno fa quel che può

A chi non è mai capitato di sentirsi giù, di sentirsi incastrato nei soliti pensieri e voler spegnere la mente solo per un po', giusto il tempo di tirare quel sospiro che ti ricarichi? Ma la mente non la si può spegnere...
Cosa fate voi in questi casi? 
Quando questo mi succedeva in Italia, io uscivo con un'amica, si parlava per ore e si smetteva di contare le sigarette... Alla fine qualcosa di cui ridere arrivava sempre.
Affrontare i giorni NO da neo-expat è tutta un'altra storia, ti accorgi di non avere più i tuoi "cuscinetti morali" e questo amplifica tutte le tue emozioni... Io ora affronto le mie preoccupazioni camminando senza meta fino a lasciarmi sorprendere dai luoghi dove finisco, ragazzi penso che non sia un caso se questa è la città di pace e giustizia, Den Haag è davvero ricca di pace ed energia positiva, specialmente quando spunta il sole e la città si veste di quella meravigliosa luce dorata, impossibile descrivere la sensazione che trasmette.
Qualche giorno fa passeggiavo tra le strade del mio quartiere, Scheveningen, ammirando la varietà di casine colorate per uccellini che ogni porta possiede, questa è una delle tradizioni olandesi che mi piace molto, fornire un rifugio e del cibo agli animali che vivono in libertà; mi sono ritrovata senza rendermene conto ai piedi del faro, tanto imponente che non ti aspetteresti mai di trovarlo in una strada così piccola, ne sono rimasta incantata, pensando a come dovevano essere quei luoghi agli inizi dell'Ottocento quando Scheveningen si trasformava da un paese di pescatori in quella che sarebbe diventata la località balneare più importante in Olanda, con l'installazione del primo stabilimento in legno per volere di Jacob Pronk nel 1818, quante dame nelle loro carrozze avranno attraversato quelle strade con l'intento di godersi un bagno nelle acque del mar del Nord... Eh si, mi capita anche di perdermi in pensieri storici, mi affascina conoscere usi e costumi delle diverse epoche venute prima di noi e osservare cosa di loro sopravvive ancora. Se anche voi avete di queste curiosità vi consiglio vivamente un viaggio nella storia al museo di Scheveningen, vi lascio il link ;)



Ad ogni modo riprendo il mio cammino, ma già le mie idee cominciano a schiarirsi e so dove voglio andare... La spiaggia è solo dall'altra parte della strada e la raggiungo in un attimo, c'è gente che passeggia, bambini che corrono con i loro cani e ovviamente tutti quei ragazzi che ogni giorno vedo passare sotto casa, in muta sulle proprie bici con la tavola da surf sotto braccio, io li trovo mitici!!!
La spiaggia d'inverno è qualcosa di unico, per me è impossibile non sedermi li ad ascoltare i suoni della natura mescolarsi alle varie voci e ai miei pensieri, non passa molto tempo prima che io inizi a guardare i miei problemi sotto una luce diversa,  non importa che io sia in grado o no di fornire una soluzione nell'immediato, ho raggiunto il mio obbiettivo, ho tirato un sospiro di sollievo, ho staccato la spina della tensione e mi sento ricaricata per affrontare tutto con una nuova energia.




lunedì 26 gennaio 2015

Il mondo intorno a me

Ok partiamo dal presupposto che non mi sono mai sentita troppo a mio agio in una piccola città, la mia curiosità e la costante voglia di conoscenza non potevano tenermi ferma ancora a lungo.
Amo l'Italia, la sua arte , la storia che si respira in ogni vecchio vicolo tanto quanto nei più rinomati e affrescati palazzi antichi, ma mi mancava qualcosa oltre al lavoro e a una stabilità socio-economica  ormai latitanti nel nostro paese, difficile però spiegare cosa...
Al nostro arrivo in Olanda ci ho impiegato circa una settimana per realizzare che quel malessere, quel qualcosa che non riuscivo a spiegare, era in realtà una lacuna che solo una società multiculturale avanzata come quella dei Paesi Bassi poteva colmare.
La presenza di expat da tutto il mondo, le diverse religioni, i profumi che si respirano negli enormi mercati fornitissimi, da ogni genere di alimento e spezie a fiori, stoffe e abiti.. Un connubio di culture che si mescolano armonicamente dando vita a un paese coloratissimo, dove la serenità la leggi nel sorriso di un perfetto sconosciuto che esprime il suo WELCOME.
Ragazzi che energia, ho visto letteralmente il mondo girarmi intorno!
Mi sono persa tra gli innumerevoli scaffali dei supermercati, spesso cercando online frutti di cui ignoravo l'esistenza, sono rimasta incantata dalla magia del Natale che si rinnova ogni anno con l'arrivo di Sinterklaas, ho visto migliaia di persone in costume da bagno tuffarsi sorridenti nelle gelide acque del mar del Nord il giorno di capodanno, ho imparato che le biciclette hanno la precedenza su TUTTI  e ammirato i numerosi olandesi, per me  temerari, che hanno sfidato la neve senza abbandonare la propria compagna a due ruote.
Dopo tre mesi guardo la mia vita e con incredulità vedo un lavoro che mi rende felice con buone possibilità di crescita, nuovi amici, una nuova casa e tante nuove abitudini, come togliere le scarpe prima di entrare in casa di qualcuno, la prima volta pensavo di essere finita in Giappone ora è praticamente un gesto automatico. 
Nel prossimo futuro c'è ancora davvero tanto da scoprire, osservare e conoscere; lo farò rendendovi sempre partecipi, infondo questo non è che l'inizio, allora...
...Let's go!!!!




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